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Zeng Han and Yang Changhong
“Soul Stealer”
m97 Gallery
No. 97 Moganshan Road 2F
Shanghai
fino al 22 ottobre 2008

La m97 Gallery di Shanghai presenta “Soul Stealer”, una mostra di lavori fotografici di Zeng Han and Yang Changhong. “Soul Stealer” è una misteriosa serie di ritratti e di paesaggi, divisa in quattro parti. Il suo scopo è di creare una sorta di connessione spirituale fra i ruoli del teatro moderno e quelli del teatro classico cinese, fra i personaggi delle antiche opere e quelli della nuova cultura popolare globale. La prima parte del lavoro è intitolata “Landplay” e si svolge ad Anshun, nella Provincia di Guizhou; la seconda, “Cosplay” si svolge a Shenzhen. La terza parte, “Mulian Opera” a Shaoyang, nella Provincia di Hunan. L’ultima, “World of Warcraft” a Chongqing. Le immagini della prima parte rappresentano abitanti della Provincia di Guizhou che interpretano ruoli della storica Opera Dixi, che significa “Opera della Terra”, ovvero “Opera all’aria aperta”. In queste performances teatrali tradizionali, gli abitanti e i contadini del luogo non si producono in scene sul palcoscenico, ma occupano semplicemente una zona vicina al villaggio, i cui abitanti assistono stringendosi intorno agli attori. Ancora oggi l’Opera Dixi è considerata fra le più antiche del mondo: alcuni studiosi hanno scritto che rappresenta una sorta di “fossile vivente” dell’arte operistica cinese. La terza parte della serie, la “Mulian Opera” rappresenta i personaggi della troupe teatrale che racconta la vicenda leggendaria di Mulian, che viaggia attraverso le pene e le tribolazioni del Purgatorio cinese, tentando di salvare la propria madre condannata a scontarle. La “Mulian Opera”, risalente alla dinastia Tang, illustra aspetti dell’antica società cinese, e fa convivere al suo interno componenti diverse, mitologiche, religiose e persino acrobatiche, tipiche di questo tipo di rappresentazione.
In contrasto rispetto alla prima e alla terza, la seconda parte, “Cosplay” e la quarta, “World of Warcraft”, costituiscono l’aspetto moderno della rappresentazione in costume. Il “Cosplay”, è nato originariamente in Giappone come un “gioco di ruolo” con personaggi derivati dai “manga”; mentre “World of Warcraft” rappresenta attualmente il gioco di ruolo “phantasy” più popolare online, con almeno 10 milioni di abbonati. Queste due parti funzionano come una sorta di giustapposizione alla prima e alla terza: le fotografie diventano così una rappresentazioni dei moderni avatar che si connettono, nella cultura globale, alle tradizioni di un’epoca definita o di una cultura locale. Allo stesso tempo, vedendo insieme le quattro parti, con le quattro serie di personaggi, diventa chiaro che i performers di questa sorta di grande gioco di ruolo realizzano una sorta di desiderio senza tempo di scivolare fuori dal quotidiano ed impersonare alternativamente nuove identità in una realtà fantastica. Con diretto riferimento all’omonimo libro del noto sinologo Philip Khun, “Soul Stealer” è un’invocazione alle anime e agli spiriti chiamati a prodursi in queste rappresentazioni senza tempo. Naturalmente è forse, allo stesso tempo, un lamento per la consunzione progressiva dell’”anima” della vecchia Cina, la cui cultura e le cui tradizioni sono rimaste ormai solo nelle mani delle vecchie generazioni che vanno spegnendosi, mentre le nuove scorrazzano nelle nuove metropoli saziandosi delle ultime mode dell’attuale cultura globale.
Usando la fotografia come una sorta di “Stargate” che conduce ad una nuova dimensione, Zeng e Yang rubano frammenti di un’anima e la trasportano da un altro tempo e da un altro luogo, mentre documentano la trasformazione di ciascuno dei loro personaggi.
Ai due artisti questo lavoro ha permesso di creare una piattaforma in cui il tempo viene piegato a queste nuove condizioni, e i vecchi spiriti, che giungono da tempi diversi, possono finalmente riunirsi, mentre gli attori che rappresentano questi personaggi monumentali, vedono trasformare se stessi in esseri di fantasia o spiriti di proporzioni eroiche.



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