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Huis Marseille
Museum for Photography
Keizersgracht 401
Amsterdam
Cy Twombly
fotografie 1951 - 2007
Fino al 23 novembre 2008



Cy Twombly, Wall Mart, 2007
©Cy Twombly / Schirmer/Mosel 2008



Cy Twombly, Lemons, Gaeta, 2005
©Cy Twombly / Schirmer/Mosel 2008



Cy Twombly, Green Cabbages, Gaeta, 1998
©Cy Twombly / Schirmer/Mosel 2008



Cy Twombly, Bacchus Paintings Studio Gaeta, 2005
©Cy Twombly / Schirmer/Mosel 2008

Quest’autunno la Huis Marseille di Amsterdam presenta una selezione di fotografie del grande pittore americano Cy Twombly. Sono ormai passati alcuni decenni da quando il lavoro di Twombly ha cominciato ad essere esposto nei Paesi Bassi. Una fra le più prestigiose di queste occasioni fu La grande parade, mostra d’addio di Edy de Wilde allo Stedelijk Museum, nel 1984. Da allora, Twombly è cresciuto nella considerazione generale fino a diventare una sorta di eminenza grigia della pittura contemporanea. Ora, in occasione del suo ottantesimo compleanno, sono molte le mostre che sono state organizzate per rendergli omaggio, fra cui la grande retrospettiva alla Tate Modern di Londra (Cycles and Seasons) su tutta la sua opera pittorica e plastica.
L’opera di Twombly nasce negli anni dell’Espressionismo Astratto americano, sulla scia di pittori come il grande artista di origine olandese Wilelm De Kooning; ma insieme ai suoi contemporanei neodadaisti Robert Rauschemberg e Jasper Johns, Twombly si distinse come protagonista di una nuova generazione. Al di là di questa ascendenza, Twombly pagò anche un doveroso tributo all’arte europea, in particolare all’Art Brut di Jean Dubuffet, ad Alberto Giacometti e all’automatismo segnico surrealista. In questo senso almeno, l’arte di Twombly è contemporaneamente figlia di due continenti.
Tuttavia la maggior parte della sua produzione nasce in Italia, paese in cui si stabilì nel 1957. Il suo interesse e la sua notevole cultura sull’arte europea e sull’antichità classica, nascono qui: e questo forse serve a spiegare perché il suo lavoro sia talmente particolare ed unico. Osservando retrospettivamente la sua intera produzione, che ormai si avvicina ai sessant’anni di lavoro, si può azzardare che il suo empito mitico –la comprensione della storia, la sua capacità visionaria, il suo distacco e insieme la capacità di cogliere il tutto- sia tutta nella sua pittura. Tuttavia le fotografie scattate dal pittore -che inizialmente non le considerava parte del suo lavoro- basate come sono sugli aspetti primari dell’esistenza, sul confortante bisogno di esplorare la realtà di ogni giorno, di toccare tutto quello che è esperibile e insieme a portata di mano, aggiungono un importante tassello alla conoscenza dell’artista. Ma anche da fotografo, Cy Twombly ha un modo particolare di guardare alle cose, da pittore. Le sue immagini (oggetti, nature morte, fiori, interni, i propri quadri e sculture, oppure scene di spiaggia e paesaggi marini) sono “esplorati” dal suo sguardo piuttosto che avvicinati come un insieme da inquadrare dal miglior punto di vista, come tendono a fare i fotografi. Il suo uso costante della polaroid rappresenta bene questo tipo di scelta. Infatti la polaroid gli fornisce non solo la forma più primitiva, ma anche quella più espressiva di fotografia a colori.
Curiosamente le sue foto degli anni Cinquanta (per la maggior parte in bianco e nero) sembrano collegarsi invece alla tradizione del fotopittorialismo che ebbe tanto seguito negli Stati Uniti. Questo tratto diventa particolarmente evidente nelle foto e nei ritratti dei suoi amici artisti, come John Cage, Franz Kline e Robert Rauschenberg. E’ anche evidente, come mostrano tutta una serie di foto di studi d’artista in Fulton Street, a New York (fra cui appunto quello di Rauschenberg) che Twombly cerca di andare al di là del mero dato reale: l’artista cerca infatti di estremizzare i contrasti fra forme positive e negative, fino al punto da dissolverle in pura luce. Per contro (almeno per quanto risulta allo stadio attuale delle nostre conoscenze) sembra che l’artista abbia invece scattato pochissime immagini fra il 1960 e il ’75.
Nel 1980 Twombly inizia a raccogliere il suo lavoro fotografico. A quel punto si rende conto lui stesso di essere diventato un maestro della fotografia a colori. Il suo lavoro, che nasce da un’esercitata cultura classica, è come abbiamo accennato, assai libero nel modo di approcciare e visualizzare i soggetti, ed è portato ad effetti di luce estremi. Le immagini sono seducenti. Le sue forme e superfici sembrano più adatte ad essere “sentite” che “lette”: le forme hanno colori cremosi, le tinte sono morbide, e ricordano quasi la grana della pelle.
Tuttavia, attorno al 1990, quando comincia a progettare dry prints &emdash;una versione speciale delle stampe prodotte da una stampante a colori, con robuste stesure di pigmenti&emdash; giunge ad una svolta nel suo modo di fotografare. E’ a questo punto che si decide a mostrare il corpus di circa 400 fotografie che ha assemblato. Le dry prints sono ora esposte in questa mostra per la prima volta in Olanda.
Il complesso di immagini visibili in questa occasione riguarda però soprattutto i suoi ateliers di Lexinton (Virginia), e Gaeta (inizialmente Bassano). Anche qui possiamo scorgere una notevole differenza fra il suo modo di fotografare e quello dei fotografi professionisti. Twomblly non si impegna in una continua ricerca di nuovi punti di vista. D’altra parte queste polaroids non sono neppure soltanto un racconto autobiografico –tecnicamente si presentano come elaborazioni troppo primitive per raggiungere questo obiettivo. Il suo scopo ultimo si manifesta come qualcosa di troppo aereo ed impalpabile: questi appunti fotografici sono esempi del suo modo di meditare sulle cose, e anche di riflettere sul proprio lavoro di pittore: per esempio sulla distorsione della luce, che disintegra le superfici in campi di colore puro. Per lui la fotografia è soprattutto un modo per guardare in modo nuovo cose che sono già note, ma non sono mai state viste così. Qualche volta le sue immagini possono persino sembrare naive, come le foto dello studio di Sally Mann a Lexinton. Twombly fotografa gli oggetti che sono nello studio di questa fotografa americana -di fatto la sua vicina di casa- come se vedesse per la prima volta i suoi apparecchi, le bacinelle, un treppiede, gli oggetti intorno, le luci e gli ombrelli riflettenti.
Qualche volta, nelle foto del suo studio, si lascia intravedere un calcolo più complesso. Il suo modo di fotografare diventa una sorta di gioco sofisticato, che ricorda un po’ il modo in cui Brancusi fotografava le sue sculture nel misterioso ambiente del suo studio. A entrambi è familiare il concetto dell’assoluta intercambiabilità fra bidimensionale e tridimensionale. In questi casi, fotografare una scultura può diventare una sfida molto eccitante. Questa sorta di scommessa con l’immagine sottolinea la distinzione che si può operare fra un oggetto tangibile e l’idea di un oggetto -che è appunto una delle caratteristiche del linguaggio fotografico.
La mostra Cy Twombly Photographs 1951-2007 comprende 150 dry prints, ed è a tutt’oggi la mostra più estesa mai organizzata sulla produzione fotografica dell’artista. La mostra è stata realizzata con il contributo diella Schirmer-Mosel Showroom di Munich.


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