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For a language to come
Provoking Change in Japanese Postwar Photography
Carolina Nitsch
534 West 22nd Street
New York
Fino all’8 novembre 2008



Shomei Tomatsu's Oo! Shinjuku, 1969



Daido Moriyama Bye bye Photography (1972)



Nobuyoshi Araki Sentimental Journey, 1971




Provoke (3 Vol.), 1968-1969




Workshop (1 Set, 8 Vol.), 1974-1976



Takuma Nakahira For a Language to Come, 1970

A Collection of over 35 Seminal Photography Books by Nobuyoshi Araki, Masahiso Fukase, Eikoh Hosoe, Yasuhiro Ishimoto, Kenji Kanesaka, Kikuji Kawada, Keizo Kitajima, Seiji Kurata, Daido Moriyama, Takuma Nakahira, Yutaka Takanashi, Shomei Tomatsu, Hiroshi Sugimoto and others".
La Galleria Carolina Nitsch presenta una mostra dedicata alla fotografia giapponese del secondo dopoguerra: FOR A LANGUAGE TO COME - Provoking Change in Japanese Postwar Photography. La mostra è dedicata ai grandi fotografi giapponesi del dopoguerra e in particolare alle rare edizioni originali di 35 libri fotografici, stampati a partire dagli anni Cinquanta fino ai primi anni Novanta del secolo scorso. Vi sono inoltre articoli selezionati dai media (riviste, ecc.) presentati pagina per pagina. In nessun altro paese del mondo i fotografi hanno creato un così grande numero di pubblicazioni, e molti fotografi giapponesi continuano ancor oggi a preferire il libro come formula ottimale di presentazione dei loro progetti. Molti dei fotografi presenti in questa mostra hanno costituito l’avanguardia della rivoluzione culturale giapponese del dopoguerra. La rivista Provoke (1968-69), iconoclasta quanto fondamentale per le radicali istanze di rinnovamento nell’estetica del tempo, occupa una posizione centrale in questo panorama. La sua poetica mirava a scardinare le certezze troppo passivamente accettate e a suscitare invece un dibattito vitalissimo, grazie a immagini provocatorie e innovative.
Il libro fotografico Someday, Somewhere (1958) di Yasuhiro Ishimoto (il maggior fotografo del dopoguerra in Giappone) rappresenta quasi una scoperta, con la sua duplice tendenza all’astrazione e al formalismo, tipica dell’era Callahan-Siskind, e con la sua elegante austerità. Il famoso libro Nagasaki - 11 02 (1966) di Shomei Tomatsu, è uno dei contributi più alti generati da un avvenimento drammaticamente significativo quanto traumatico per il Giappone moderno, e rappresenta anche un notevole passo avanti nella ricerca fotografica di quegli anni. Il libro presenta, come è noto, dei close-ups di oggetti scampati all’esplosione nucleare, come ad esempio un orologio bloccato sulle 11.02 di quel giorno, o una bottiglia fusa dal calore della bomba.
Altri libri fondamentali dei primi Sessanta sono Killed by Roses di Eikoh Hosei (1963, in seguito ripubblicato col titolo Ordeal by Roses nel 1971), e The Map di Kikuzi Kawada (1965). Progettati dai noti designers Sugiura e Yokoo, rappresentano, il primo, il frutto inquietante della collaborazione fra Hosoe e il notissimo scrittore Yukio Mishima; il secondo è uno dei massimi esempi di libro-oggetto, che combina il design raffinato dell’edizione con fotografie estremamente provocatorie, che costituiscono una riflessione sugli avvenimenti del momento ed in particolare sui cambiamenti del costume giapponese di quegli anni &emdash;ad esempio il rapporto che si stabilisce fra la cultura tradizionale giapponese e quella occidentale portata dagli americani, che governarono il paese dal 1945 al 1952, e occuparono Okinawa fino al 1972.
Bye bye Photography di Daido Moriyama (1972) è il documento più radicale dell’epoca di Provoke e, come hanno dichiarato Martin Parr e Garry Badger è “il photobook più estremo mai pubblicato”. Moriyama spinge sia le sequenze sia la fotografia stessa ai limiti della leggibilità, con la sua brillante e personalissima imagerie. Anche Takuma Nakahira, il teorico più influente del gruppo di Provoke, amico di Moriyama, di cui condivideva il punto di vista estremamente intuitivo ed esistenzialista, rivela in For A Language to Come (1970), un tipo fotografia volutamente “cattiva” che ben definisce gli intenti dell’intero gruppo.
Fra gli altri movimenti e pubblicazioni rappresentative del dopoguerra giapponese si potrebbe citare VIVO (un gruppo fondato da Hosoe, Kawada, Tomatsu e altri nel 1959, e più tardi Geribara 5 (1971-72), che produsse Toilet di Yoshio Takase’s, e Young Ladies in Bathing Suits un libro di giovani fotografi con un inedito Araki, che condivideva con loro una simpatia per le istanze concettuali, e una medesima propensione all’ironia.
Keizo Kitajima esordì nel 1980 &emdash; in una galleria fondata in quello stesso anno da Moriyama &emdash; col suo progetto Tokyo. Un altro periodico estremamente importante fu invece Workshop (1974-76, 8 vol.), che originò anche una scuola di fotografia in cui insegnarono Tomatsu, Moriyama, Hosoe, Fukasa, Araki ed altri.
Ravens di Masahisa Fukase (1986) , che combina accenti personalissimi con immagini altamente metaforiche, è riconosciuto come il primo capolavoro dell’epoca che segue Provoke. L’era after-Provoke è di fatto dominata dal prolifico Nobuyoshi Araki, che nonostante le critiche avverse resta, con le sue 300 pubblicazioni, una delle voci più potenti del Giappone contemporaneo. A Sentimental Journey (stampato a sue spese nel 1971), nonostante sia il suo primo libro, è ancor oggi considerato fra i suoi migliori; mentre Tokyo Lucky Hole (1983-85), resta il più noto, ma anche il più controverso. All’opposto dell’ottica di Araki, generosamente pronta a catturare in qualsiasi modo le immagini della Tokyo più decadente ed equivoca, Hiroshi Sugimoto presenta una visione precisa, elegante e austera e si contrappone validamente alla fama internazionale del suo rivale. Sugimoto procede creando serie di lavori concepite ed eseguite con grande acribia; e i suoi libri con un design estremamente accurato sembrano confrontarsi coi libri di Hosoe degli anni Sessanta e con tutta la tradizione giapponese in genere. Nei paesaggi marini di Time Exposed(1991) Sugimoto registra una scena primordiale rimasta immutata dal momento in cui l’uomo apparve sulla terra. In Sea of Buddha (1997), in cui descrive le 1000 statue dei bodhisattva di Kyoto, cerca invece di combinare modernità e tradizione. Queste pubblicazioni, insieme a Theatres (2000), riflettono una visione netta ed una consistenza concettuale che pongono i libri del fotografo fra i più belli mai stampati.

"The History of Japanese Photography", by Anne Wilkes Tucker, Dana Fris-Hansen, Kaneko Ryuichi and Takeba Joe. New Haven, 2003.
"The Photobook: A History, vol. I", by Martin Parr and Gerry Badger, London, 2004.
"Setting Sun - Writings by Japanese Photographers", ed. by Ivan Vartanian, Akihiro Hatanaka and Yutaka Kambayashi, introduction by Anne Wilkes Tucker, New York, 2006.


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