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Omaggio a Hannah Wilke artista del femminismo storico
6 settembre - 6 ottobre

Alison Jacques Gallery - Londra



© Anna Wilke



© Anna Wilke



© Anna Wilke



© Anna Wilke



© Anna Wilke



© Anna Wilke



La Alison Jacques Gallery ospita in questi giorni una retrospettiva dell’artista newyorkese Hannah Wilke (1940-1993). Si tratta della prima mostra dell’artista americana in Inghilterra, e fa il punto, in particolare, sul periodo iniziale del suo lavoro, che si svolge fra gli anni 60 e il decennio successivo. Durante tutta la sua carriera, il lavoro della Wilke si muove tra i due poli del femminismo e della riscoperta della femminilità attraverso un tipo di ottica completamente nuova. Inizia la sua carriera come scultrice: risale a questo suo primo periodo la forma vaginale in ceramica che ricorre poi come una sorta di emblema in tutto il suo lavoro successivo. A questa prima intuizione si collega tutto il lavoro plastico e tridimensionale dell’artista - oltre alle ceramiche, le sculture da parete in latex e le sculture in chewing gum. Se i soggetti principali della scultura derivano dal corpo o parti del corpo femminile, sarà proprio quest’ultimo a diventare il protagonista del suo nuovo lavoro basato su performances, fotografie, film e lavori bidimensionali in genere. Nella mostra londinese sono presenti appunto alcune delle prime opere plastiche, film, disegni e collage, insieme al lavoro fotografico della serie S.O.S. Starification Object Series. Il grande lavoro in terracotta 159 One-Fold Gestural Sculptures (1973-74), posto nel centro della galleria, ribadisce il concetto della Wilke di una iconografia vaginale (a cui si rifanno in definitiva tutte le sue sculture) come forte affermazione della presenza femminile. Tutte le sue forme possono essere lette come vagine, ferite o grembi muliebri. Anche i colori usati dalla Wilke contengono rimandi all’anatomia, alla grana della pelle, alle grandi labbra. Tuttavia Hannah Wilke è certamente più conosciuta, in ambito internazionale, per le sue performance e per le foto collegate a questa attività: in particolare agli autoritratti o autodescrizioni “performatiche” della serie S.O.S Starification Object Series. In queste immagini la Wilke ricopriva il suo corpo di piccole sculture di chewing gum che ripetevano il modulo vaginale delle sculture di grandi dimensioni, ma una volta disseminate sulla pelle nuda, esse richiamavano piuttosto cicatrici o bubboni, in netto contrasto con lo stile delle foto, che ammicca piuttosto al genere glamour o pubblicitario. Secondo la Wilke, la scelta del chewing gum era perfetta per rappresentare la donna americana: “Lo mastichi, ne fai quello che ti pare, lo butti via o l’appiccichi in una nuova opera”. La mostra presenta anche due film dell’artista americana, Gestures (1974) e Intercourse With…(1978). I film documentano delle performance in cui la Wilke si presenta parzialmente o completamente nuda. Gestures si struttura in quattro segmenti in cui l’artista guarda direttamente l’obiettivo, sfregando o stirando la pelle del viso, e ripetendo una serie di movimenti e di espressioni facciali sempre identiche. Intercourse With… segnala inequivocabilmente il deciso passaggio della Wilke dalla scultura alla performance. In questo film la Wilke ascolta una selezione di messaggi lasciati nel corso di qualche anno sulla sua segreteria telefonica da persone con cui aveva avuto o aveva tuttora (al momento della ripresa) una relazione, oppure da parenti e amici. Mentre sente i messaggi l’artista si spoglia rivelando i loro nomi scritti sulla pelle.

Hannah Wilke è nata a New York nel 1940. Ha sempre vissuto nella città nordamericana, fino alla morte per linfoma nel 1993. Il suo lavoro è presente nei più grandi musei di Arte Americana Contemporanea, a partire dal Guggenheim, Moma e Whitney Museum di NewYork, a quelli di Los Angeles e Minneapolis. Una grande retrospettiva del suo lavoro è stata organizzata l’anno scorso dall’ Artrium-Centro Museo Vasco de Arte Contemporaneo di Vitoria, in Spagna, e più recentemente nella mostra WACK! Art and the Feminist Revolution al Museum of Contemporary Art di Los Angeles, che ha riscosso un enorme successo di critica e di pubblico.

Hannah Wilke
6 settembre - 6 ottobre
Alison Jacques Gallery
16-18 Berners street
Londra



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